l´agorafobia è la ricerca nevrotica di una unità compatta, sicura e includente, di un luogo chiuso e rassicurante. Il pluralismo è figlio di una irrefrenabile claustrofobia.

Popper diceva che l´errore della filosofia politica è stato quello di aver sempre posto una domanda sbagliata, ossia “chi” dovesse governare, a chi spettasse, quindi, costituirsi nello stato, quando la giusta questione sarebbe, invece, “come” bisogna governare, cioè il metodo dell´azione dello stato. La risposta che questi si è dato è semplice: bisogna governare poco. A motivare tale affermazione, c´era una considerazione elementare: un governo che non sia una palese dittatura può essere sostituito senza uso della violenza. Il tipo di governo che meglio si attiene a tale requisito sarebbe, dice l´austriaco, la “democrazia liberale”. La corsa alla “liberal-democrazia” di cui siamo spettatori paganti costituirebbe quindi il trionfo della logica di questa “libertà dei moderni” da esportarsi fin negli anfratti lasciati più in ombra dal sole della modernità. Coloro che si ritrovano in questo spazio telematico, invece, sono fra quanti ritengono soddisfacente solo in modo parziale una concezione secondo la quale i criteri per poter attribuire patenti di libertà e democrazia sono formalizzati in una definizione minima e negativa, insensibile ai meccanismi attraverso i quali si struttura il funzionamento della società “libera” (la risposta al “come” è incompleta) e che rimandi comunque al ristretto novero di persone che costituiscono lo stato la responsabilità della modulazione del proprio livello di pressione sugli individui tutti. Secondo tale concezione, gli Stati Uniti schiavisti antecedenti la guerra di secessione, quando i governi si succedevano comunque senza colpo ferire, sarebbero un esempio di buon governo, di libertà e di democrazia. In altri termini, benvenuti in questo sito sono quanti hanno ritenuto degno argomento di riflessione, non solo quelli relativi al chi e al come, ma anche quello riguardo al “se”, come si chiedeva Nozick, e “perché” si debbano attribuire le funzioni di governo ad un gruppo di uomini definito Stato, a ciò rispondendosi che non esiste alcun motivo per avallare un simile monopolio normativo. Ci si ritrova, quindi, indiscutibilmente in compagnia di tutti gli “anarchici” e libertari che fino ad oggi hanno manifestato la loro inimicizia nei confronti dello stato.

[di Luigi Corvaglia]

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